lunedì 30 giugno 2008

the end



sono stata sveglia 38 ore! :))) wao!

ho diciotto anni e la libertà e la fiducia di mia madre, necessarie per godermeli, nonostante sia ben noto il mio carattere assai stravagante e tutto il mio gracidare! :)))

sono state lunghe 38 ore senza chiudere occhio... sono state strane... specialmente vissute qui, in bilico: a un passo dalla partenza per la mia adorata Sicilia!

avevo tanto sonno che neppure sentivo più di aver sonno... ma ci volevano tutte quelle 38 ore!
ho pensato molto dopo aver salutato come si doveva tutti quelli che, prima della mia partenza, andavano salutati come si doveva! :)

dopo la splendida alba che domenica mattina mi ha sorpresa assieme al Fratello che ha condiviso con me ogni più bello scorcio di vita fosse possibile condividere... ho fatto i miei bilanci con un sorriso sul volto, il più sincero che mai mi avesse stirato le labbra...

quello che è stato, è stato. non rinnegherò mai un dolore... è capitato di farsi male, a volte davvero e, a volte, sarebbe bastato poco di più... sarebbe bastato... eppure ho fatto i miei bilanci e poi ho sorriso...

in particolare...questo mio ultimo anno, questa mia quarta superiore, questo mio quarto anno di liceo...l'ho riguardato tutto e no, davvero: non è il ricordo che cambia in meglio, è che, nonostante tutto il mio sguazzare e gracidare e tutte le mie lune, nonostante tutto poi... sono stata felice, oltremodo felice, sfrontatamente felice... felice anche di tutte le mie pene e le cicatrici... di tutto ciò che mi ha portata all'alba, all'alba del 29 giugno 2008 in quel preciso istante. contenta di essere arrivata lì, in quell'istante che albeggiava, lì a sorridere, che l'alba mi riempiva ovunque e mi sollevava qualcosa dentro, a sorridere per ogni dettaglio... e poi...sì... "santa voglia di vivere" la direi alla De Gregori ;) come chiamarla altrimenti?

è un sentire e sentirsi... lì e proiettati e risucchiati... ma circondati, appunto. o meglio: cerchi intersecati.

credo sia stato come... tagliare un traguardo, acquisire una consapevolezza alla quale ancora non posso rendere giustizia con le parole. non lo capireste se vi raccontassi la dinamica degli eventi o, tantomeno, la storia della mia vita. non è questo che conta. l'importante è che sappiate di quell'istante con l'estate che varcava le soglie... non so dire, ma sappiate. detto semplicemente, forse, si direbbe qualcosa come: sappiate che sto bene, ma non è quel che intendo.

ho fatto il mio piccolo bilancio... e questo è stato quanto posso dire. che altro dire...?

...se non che, tra breve, forse, qui si chiuderà.

tra tre giorni sarò in Sicilia.
di certo chiuderò per l'estate... probabilmente per sempre... e non è che mi sia passata la voglia di gestire un piccolo blog... è che credo davvero che questo potrebbe non essere più il luogo adatto. forse riaprirò, ma diversamente. se accadrà... diversamente...

forse sbaglio e tornerò... e tornerò per indossare ancora le mie scarpette rosse, a volte ho pensato che davvero le avrei potute indossare per sempre, eppure mi accorgo già che non mi appartengono più abbastanza... non abbastanza da poterle indossare ancora quando tornerà settembre. non lo credo, ma potrei sbagliare...


ma ci sono cose che, qualcuno, da qualche parte, in qualche modo... dovrà conservare... a qualcuno bisogna pur dare l'incarico di conservare. c'è sempre qualcuno che merita di conservare... conservare ciò che merita di essere conservato. non rinngherò mai nulla... ma ci saranno sempre cose che meritano posti migliori dei miei confusi cassetti.

poi io saprò racchiudere: dischiudere sorridendo...

spero di non deludervi con questa mia brusca mossa... ma era da tempo che, in questa direzione, mi si muoveva qualcosa.

queste potrebbero essere le ultime parole postate qui...

voglio semplicemente salutarvi... augurarvi una bella estate e poi tanto, tanto altro... vissuto con tutta la vita che c'è!

vi mando un bacio e spero mi abbiate capita...

vi ringrazio di tutto, davvero... di ogni parola letta e di ogni parola scritta!
siete stati splendidi!

è stata una gran bella esperienza, niente è perduto... e poi... in qualche modo... sbucherò fuori ancora! :)

Patty!

mercoledì 25 giugno 2008

le mie canzoni

non tradirei mai Guccini, l'amore mio splendido! :) però, De Gregori, mi prende davvero molto, molto, molto bene!!!

ecco quelle che mi piacciono di più.... dei classici, senza dubbio!


RIMMEL
E qualcosa rimane,
fra le pagine chiare,

fra le pagine scure,
e
cancello il tuo
nome dalla mia facciata
e
confondo i miei alibi e le tue ragioni
,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte
mi ha chiamato vincente

ma lo zingaro è un trucco.

Ma un futuro invadente,
fossi stato un pò più giovane,
l'avrei distrutto con la fantasia,
l'avrei stracciato con la fantasia.

Ora le t
ue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.


Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel.
Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevi ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.

Ed il vento passava
sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona
e quando io,
senza capire, ho detto sì.
Hai detto "E' tutto quel che hai di me".
È tutto quel che ho di te.


Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia fac
cia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.



ALICE
Alice guarda i gatti
e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta
girando senza fretta.
Irene al quarto piano è
lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.


E Lillì Marlen, bella più che mai,
sorride e non ti dice la sua età,
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi,
tutti pensarono
dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito
oppure ha bevuto
ma la sposa
aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti
e i gatti m
uoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina,
e Cesare perduto nella pioggia sta aspettando
da sei ore il suo amore ballerina
.

E rimane lì, a bagnarsi ancora un pò,

e il tram di mezzanotte se ne va

e tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più e i pazzi siete voi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna.

Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l'ha,
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è im
pazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.


NIENTE DA CAPIRE
Le stelle sono tante,
milioni di milioni,
la luce dei lampioni
si confonde con la strada lucida.
Seduto o non seduto,
faccio sempre la mia parte,
con l'anima in riserva
e il cuore che non parte.
Però
Giovanna io me la ricordo
ma è un ricordo che vale dieci lire.
E non c'è niente da capire.
Mia moglie ha molti uomini, ognuno è una scommessa
perduta ogni mattina nello specc
hio del caffè.
Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce,
ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce,
però Giovanna è stata la migliore,
ma è un ricordo che vale dieci lire.
E non c'è niente da capire.

Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve,
che freddo amore mio, pensaci bene a far l'amore.

È giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male,
io non ti invidio niente,
non ho niente di speciale.
Ma se i tuoi occhi fossero ciliege
io non ci troverei niente da dire.
E non c'è niente da capire.
È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi,
mi dicono che stai vincendo e ridono da matti,
ma io non lo sapevo che era una partita,
posso dartela vinta e tenermi la mia vita.
Però se un giorno tornerai da queste parti,
riportami i miei occhi e il tuo fucile.
E non c'è niente da capire.




mercoledì 18 giugno 2008

le mie poesie


Sarebbero state le stesse
identiche rime, ogni volta

lei avesse creduto nella fine

della fine. Finemente finalmente

ancora. La piccola

storia di qualcuno

che li somiglia.


- Ti sbagli.

Tuttavia c'è troppo ed è davanti.

La sfiancava come averle tolto
ogni residuo che liberasse.

Sapendo dire vuoto? E' più di

domani e sbiancava come panni.


- Ti va bene così?

Oppure la esponeva alle
quieti più scontate, alle date

forme intersecando i fatti, come

gli piacque, si parli.

- Capirai che prima
o poi ti salvi

per forza di fatti.


La fine della fine

non venne d'affanni e avanti.

Infatti erano nella stessa

metamorfosi vuota di cui
trascineranno i drappi per

quanto resta ai palmi,
dopo i palmi, esatti.

Dopo gli anni

che concorrono

alle vie di vita quotidiana,

la replica insalubre

dei commiati.

venerdì 13 giugno 2008

le mie canzoni


e purtroppo anche il periodo Spice Girls è durato poco! è che più ascolto questa canzone più penso che sia una delle cose più vere mai state scritte... sarà la decima volta che la ascolto questa sera!


"E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà? Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri: l' oggi dove è andato l' ieri se ne andrà. Se guardi nelle tasche della sera ritrovi le ore che conosci già, ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai e il tempo andato non ritroverai...
Giornate senza senso, come un mare senza vento, come perle di collane di tristezza...
Le porte dell'estate dall' inverno son bagnate: fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te
ma il tuo poeta muore e l' alba non vedrà e dove corra il tempo chi lo sa?

Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili corron dietro a delle Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana: perchè adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade, l' inutile bagaglio hai dentro in te, ma temi il sole e l' acqua prima o poi cadrà e il tempo andato non ritornerà... Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti, ironizzano i tuoi dubbi sulla vita, le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori, ti rinfacciano una crisi non chiarita:
la sfera di cristallo si è offuscata e l' aquilone tuo non vola più, nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi e il tempo passa e fermalo se puoi...

Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato, il sorriso degli specchi è già finito, nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna, al rosso saggio chiedi i tuoi perchè, vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, ma il tempo passa e non ritorna più...
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada, il domani come tutto se ne andrà: ti guardi nelle mani e stringi il vuoto, se guardi nelle tasche troverai gli spiccioli che ieri non avevi, ma il tempo andato non ritornerà."

.......Francesco Guccini, ovviamente! :)

martedì 10 giugno 2008

Finalmente Estate! :)

oddio che bello! che bello, che bello, che bello! questa è l'estate dei miei diciotto anni e ho deciso che tutte le mie seghe mentali devono andarsene a fare in culo! che gioia!!!!

ho fatto le mie diciotto ore di sonno, mi sono svegliata e mi sono messa ad ascoltare le Spice Girls... :) ...tutto questo sole fuori, le finestre tutte aperte e bere freddo e fare niente! ho anche comprato un bel paio di occhiali da sole, sandali etnici e un paio di scarpette fantastiche! ho tirato fuori dai bauli tutte le mie gonnelline floreali, i costumi, i vestitini, i prendisole... oddio che bello! che belle le vacanze, che bella l'estate! mi sento rincoglionita e felice... ho un umore splendido!
non credo ci sia nulla di meglio al mondo... tra l'altro non pensavo di poter scrivere con un umore così buono! mai successo! invece ho scritto... non saprei dire che ne sia venuto fuori, sto cercando di chiudere con tutto quel ciclo di poesie che avete avuto modo di leggere o ascoltare in precedenza. C'è aria di ottimi cambiamenti in questi giorni! e anche se poi non cambia un cazzo: é l'estate dei miei diciotto anni... nulla potrà impedirmi di essere di ottimo umore fino a settembre! non trovate!? :)))

ah, che bello... ho una gonna a fiori, gli occhiali da sole nuovi, le Spice Girls e sono splendidamente rincitrullita!

ecco l'ultima poesia! :) con l'augurio di una Splendida Estate a tutti!


Notte tra 6 e 7 giugno 2008.

Condensate del Castello le panche,
implorarlo. Pensare un poco, ma solo
di labbra. Vide lei che rise
sedendo le sue gambe, lei: un corridoio
speculare, mille volte ancora. Anche
la madre e la stufa, ma quella notte
c'era troppo poco tempo
per andare oltre.

Solo in determinate circostanze. Corrispose
e le credette, piccolo viso chiaro. Non
pioveva così piano da tanto. Lei scandì,
sono sai sempre le stesse strofe.

- Tale avvenire, Madame equivale
ad attendere la tua prossima sequenza di secoli.

- Domani mattina alle dieci.

Sarebbe come lei sapeva delicato, sarebbe
stato: giustamente. Rimandare a
tempo indeterminato.

domenica 1 giugno 2008

Mille secoli di silenzio. (conclusione)


Il mattino seguente svegliò l’intero plotone che dormiva nella piazza del Capolinea, si svegliarono entusiasti i soldati, esaltati dall’essere finalmente giunti al grande giorno, al giorno della partenza per il Fronte, al giorno che li portava verso quello che era diventato lo scopo della loro intera esistenza: la Guerra.

Lo diceva il Grande Generale Fernando Della Riva, quello era il grande giorno, loro erano gli eroi, loro, vincendo la Guerra, avrebbero cambiato il mondo e sarebbero stati ricordati per sempre, per sempre e da tutto il mondo.

Marciarono decisi fino alla stazione, seguendo il loro Grande Generale, che, stranamente, quel mattino procedeva senza il suo destriero.

Erano le dieci precise. C’erano le donne a salutare, alla stazione, molte piangevano, altre erano tornate soltanto per vedere se qualcuno, quella volta, sarebbe sceso. Fernando sperò che, quando sarebbe rimasto giù dal treno, le donne, non l’avrebbero notato. Lo sperò tanto.

Come mille volte aveva immaginato nel corso della notte, come in ogni sua fantasia, con quella stessa, identica perfezione, fece salire tutti i soldati, fino all’ultimo, facendo avanti e indietro sul marciapiede della stazione, infinite volte. Salirono tutti, fino all’ultimo. Lui avrebbe tanto voluto salvarli, salvarli tutti da quella guerra. Una guerra che, ora mai si combatteva senza un senso, per principio, forse per abitudine, forse perché non era rimasto altro da fare. Una guerra di cui si era perduto il significato nei meandri di mille secoli di silenzio. Una guerra di cui non si sapeva neppure più nulla. C’era soltanto quel treno che faceva avanti e indietro, neppure si sapeva chi fosse il conducente. Nessuno mai l’aveva visto. Avanti e indietro, dal Capolinea al Fronte, senza fermate.

Fernando, con l’esattezza che aveva predisposto la sua mente, li fece salire tutti, perché sapeva che non poteva salvarli. Si sarebbe saputo, lo sarebbe venuto a sapere il Governo e, per lui, come per tutti quei ragazzi, comunque, sarebbe stata la fine. Il Governo non era semplice da eludere, non era facile da ingannare, gli avevano sempre detto di ricordarselo i Generali che lo precedettero alla guida del plotone 9999.

Li fece salire tutti e al fischio della partenza, schizzò dietro ad una colonna e, gettando in terra il cappello, tolse in fretta la blusa dell’uniforme.

Le donne erano disperate, talmente a pezzi o con gli occhi talmente inondati di lacrime, che non si accorsero di quel soldato che, in canottiera bianca e pantaloni blu, correva verso il fiume.
Fernando bussò con forza alla porta della Locanda.

Venne ad aprire una bella ragazza, giovane, ma con gli occhi tutti vuoti. Lo fissò e non disse una sola parola.

Lui, invece, trafelato:

- Signorina, cerco Dolores. È qui che abita, non è vero?

La ragazza non rispose. Fece soltanto un cenno all’uomo, indicandogli le scale. Salì di corsa tutti i trentasette piani, Fernando, sentiva il cuore schizzare fuori dal petto, ma correva, correva sulle scale come un matto, fino alla cima, fino a Dolores, in cima alla torre, per poi portarla via, via con il suo cavallo, fino all’Oceano.

Sembrava una fiaba.

La vide: nel mezzo del giardino pensile, tra i fiori e gli alberi da frutto, la vide, tra una capra ed un cavallo, la vide unire in trecce i capelli corvini, cantando. E rimase fermo un attimo. Fermo con quell’immagine che gli riempiva tutto lo sguardo. Fermo, con quel canto che entrava dappertutto. Fermo, mentre lei cantava con tutto il sangue, tutto il sangue che fluiva come musica, veloce, come canto tutto il suo sangue era pieno di quel canto. Fermo, fino a che lei non si accorse che lui era arrivato. Alzò lo sguardo, Dolores, fino agli occhi di quell’uomo che sapeva d’avere incantato:

- Andiamo, Fernando?

- Come sai che ti voglio portare via?

- Non sono mica stupida! Ti sembravo stupida?

- No, no Dolores!

- Allora? Andiamo, prima che vengano a cercarti!

- Ma hai già parlato con tutti, hai già salutato tutti?

- Sì, Fernando, mamma non ha neppure pianto. Allora? Andiamo?

- Sì, bambina.

Lei si alzò da terra. Aveva una borsa di tela già pronta con sé e diede a Fernando un altro sacco con le vivande necessarie per alcuni giorni, per il resto avrebbero trovato il modo di arrangiarsi lungo il cammino.

Fernando aiutò Dolores a salire sul cavallo e prese l’animale per le briglie.

Scesero le scale e uscirono dalla porta. Dolores salutò ancora mamma che spazzava e Adela che, nel patio, fumava sigarette.

Fernando salì sul dorso del cavallo assieme a Dolores. Partirono, andando verso dove il sole tramontava.

Dolores era bella e Fernando pieno di speranza quando lei cantava.

Fernando aveva belle mani e belle braccia. A Dolores piaceva fare l’amore con lui, per poi posare la testa sul suo stesso cuscino, ascoltando il suo respiro, per cantare lungo il cammino, quando poi veniva giorno, con quello stesso ritmo sottile.

Sempre così, sempre dietro al sole per anni e anni, dietro al sole.

Se soltanto al Capolina, oggi, ci fosse ancora qualcuno e se, quel qualcuno, sapesse, non farebbe altro che raccontare di quei due che arrivarono all’Oceano coi capelli tutti bianchi, un vecchio cavallo e cinque bambine bellissime che sapevano cantare.

Non farebbe altro che raccontare, a chiunque, d’ una barca a vela immensa e di quelle cinque bambine sedute a prua, che cantavano con il tono delle onde.

Il Governo aveva saputo della fuga del Generale Fernando Della Riva.

Aveva mandato uomini fidati al Capolinea. Non aveva più nulla da perdere, il Governo, aveva succhiato tutto ciò che poteva da quei luoghi, li aveva dissanguati, privandoli di tutto, tutto, fino al midollo.

Aveva mandato uomini fidati, forti e ben addestrati. Li aveva mandati a cercare Fernando, lungo tutte le strade, dietro ad ogni angolo, senza trovarlo. Non interessavano al Governo quelle rovine, quell’ammasso di cemento, aveva dato ordine d’incendiare tutto. Ogni cosa, se non avessero trovato Fernando, in modo tale che, se si fosse rifugiato in qualche luogo, sarebbe comunque morto, l’avrebbe comunque pagata.

Il Capolinea fu un immenso rogo che dilagò, fuori controllo, per distanze inimmaginabili. Fuoco, ovunque fuoco e fiamme in ogni angolo. Dalle rovine alla cenere e non rimane più nulla.

Ecco cosa resta: cenere.

Ogni silenzio esplose in un grido disperato, un ultimo grido senza speranza che tornò silenzio, dopo il fuoco, un grido che si estinse nella cenere.

Credo d’essere rimasta sola. Ci sono io soltanto, per anni e anni di cammino, ci sono solo io qui, rinchiusa alla Locanda. Io soltanto che rimango qui, sul tetto, con una capra moribonda.

Non è rimasto quasi nulla, presto morirò di stenti e per le ustioni, ed avrò la forma esatta di ciò che sono, di ciò che siamo, di ciò che resterà oltretempo, di ciò di cui cademmo in possesso, di ciò che regna, sopra ogni altra cosa, oltre ogni cosa: silenzio.

Avrò la forma esatta della cenere, anch’io, sarò parte di questa estrema unione d’ogni frammento nell’unica vera forma del Dio: cenere

Altro non poteva essere, dopo mille secoli di silenzio, altro non poteva restare. Era inevitabile, era l’inesorabile spirale dell’accadere che, con me, si conclude: silenzio.

Silenzio, ed io sono ancora qui, Andrea, ancora qui, rimango ad aspettarti, ma neppure quel maledettissimo treno torna più. Ti aspetto qui, come promesso. Non è rimasto niente, ma fino all’ultimo istante posso ancora pregare e non riesco a smettere. Fino all’ultimo istante pregherò per te, Andrea, con tutta la forza che posso.

Pregherò il silenzio che ci faccia comunione di cenere, che io possa essere, nel silenzio, cenere tra la tua cenere, prego il silenzio Andrea, prego il silenzio che porti a me tutta la tua cenere, Andrea, che io possa morire tra la cenere delle tue labbra, tra la cenere delle tue braccia, amore mio, perché voglio morirti addosso come ti dicevo sempre Andrea, pregherò il silenzio, perché voglio morirti addosso, come promesso.

Come promesso ti aspetto.

Saremo nella stessa cenere, nello stesso silenzio d’ogni cosa.

Prego per noi, Andrea.

Qualcuno deve pur pregare e le promesse si rispettano.

Prego per noi, amore.

Amen.