venerdì 29 febbraio 2008

Bianca Madeccia



Della natura del desiderio 2

La leggenda narrava che Koyaanisqatsi, lo scintillante serpente piumato, sarebbe arrivato dall’est. Lo avrebbero riconosciuto dalla luce che emanava la pelle. Avrebbe portato felicità, potenza, gloria e salvezza eterna per tutti.
Per queste ragioni, grandi erano l’attesa e la speranza.
Lo straniero Cortéz non era un dio. Era un cinico teatrante. Neanche dei migliori. Un uomo piccolo e oscuro ma pronto a tutti i trucchi. E arrivava dall’est. Portava con sé solo una corazza, un cappello piumato, dieci uomini allo stremo e il virus della peste nera.
Quando apparve, il sole era alto e batteva sulla metallica armatura. Riflessi, niente altro che riflessi. Un gioco di collanine e cianfrusaglie. Quel popolo, che pure ingenuo non era, fu abbagliato dall’attesa. Non ebbe bisogno di altro per dare forma al desiderio.
E a Cortéz bastarono due secondi per vedere l’oro che splendeva ovunque.
Dunque, fu una pura questione di coincidenze.
Questa è sempre stata, nei fatti, l’essenza dell’inganno che ha attraversato secoli, mari, uomini, popoli per giungere immutato fino a te.
Io non sono la tua divinità scintillante. Sei tu che mi stai costruendo addosso l’abito del tuo desiderio. O meglio, è la tua speranza che mi dà forma. Io sono solo una durissima corazza scintillante baciata dal sole di mezzogiorno. Un miraggio vuoto. Un oscuro Cortèz di passaggio. Un fantasma.
Tutto il resto, l’ha costruito la tua solitudine.

(Nell’anno del signore 1519 alcune centinaia di uomini con pochi cavalli si imbarcano da Cuba diretti verso le coste del Messico. Al comando della spedizione Hérnan Cortéz, che alcuni anni prima ha lasciato la Spagna per cercare oro, gloria e fortuna nel Nuovo mondo).





Spero vi sia piaciuto! A me da morire!

Ho scovato questo racconto nel blog "la dimora del tempo sospeso"di Francesco Marotta, un blog davvero splendido che ho scovato recentissimamente.

...e, come l'autrice desidera, ecco il link per il blog di Bianca!
http://www.biancamadeccia.wordpress.com.

...verrò a trovarti pure io, Bianca!!!

Besos!!!

lunedì 25 febbraio 2008

le mie poesie



ti ho chiesto le mani

ma venne alle vene

l’assurdo di questa felicità (di passi)

e il nostro varco –lungo i muri- che ci conserva ma

m’ha levigata (con l’ansia dei sassi di fiume)

e troppo presto -come sempre-

e sarà perché porto ancora

il pane alle formiche

che essere d’etere non benedice

quanto l’odore –che contraddice

la nostra presenza- eppure

ci è dato

(quando volgi la schiena alla mia luna

ma sorridi d’incanto) ed io

a tracciare (della tua sorte) la costellazione lombare

che ti dico tutto (ciò che taci

lo leggo a tratti vaghi)(e dipinta di rosso

-all’orlo-) è che sarò una tela stesa -di pelle-

(e bianca) negati i tratti

che voglio e tremo (i fianchi) ma

pieghe e piage –dove ti fermo-

dove mi fermi (ai miei docili vertici)

che t’ingoierei l’anima –dal bianco dei tuoi semi-

morendoti -bambina- sulle gambe

aprendo la mia sagoma

(quando mi avrai) definita

domenica 17 febbraio 2008

le mie poesie



dedicata a tutti quelli che, in me, ci hanno creduto,
dedicata a Tiziana Cera Rosco, che ha voluto darmi la splendida opportunità di un confronto con il pubblico (e non soltanto quella),

dedicata, soprattutto, a Stefano Guglielmin, per esserci sempre stato, per avermi sempre ascoltata, per avermi sempre letta, per aver cercato sempre di capire, per avermi resa più consapevole della mia presenza in questo mondo, in questa vita, per avermi permesso di arrivare ad indossare le mie scarpette rosse.



compormi tutta -e per te- nell’iride (implicita)

sublimando sulle simmetrie del mio bacino

il riflesso (identico) della catastrofe

eppure: linfa sulla punta delle dita

(per il filo breve d’un’eternità disabitata)

-ad un carnefice stanco- che

–al cospetto dei miei acquitrini- (compirebbe)

il sacrificio della sua lama

ma quanto importa a me o alle falene

di morire -nel fiato- d’una pena concisa?

esalata dagli incavi (derma nelle ossa)

-come essenza di solvente- solo guardare

(stilo nella fiala) sbatte e sfascia

l’anima (aperta ampolla invalicata)(che stacca

allo strappo) che guardi

e sono io –composta dei tuoi tratti-

lungo l’inciso –lo stilo-

ti sarà concesso soltanto

narrarmi di sagome

(io) calcolata sulla finita unità perfetta

dei tuoi palmi (eppure) ti lascerò –se vorrai-

una contemplazione lungo il confine

sulle corde –d’arco- un preludio (indiscusso)

allo sfacelo degli antipodi.




giovedì 14 febbraio 2008

una storia d'amore - jovanotti


non è splendida questa canzone?


io ti guarderò
illuminata con il neon
delle vetrine

poi ti nutrirò di coca-
cola e di popcorn
dentro ad un cine
ti racconterò le mie
bugie sul mondo e quelle
sulla gente
poi ti bacerò con tutto
quanto in fiamme
con le luci spente
e faremo l'amore sulle
foglie e sui prati
sul denaro e nel fuoco
dentro ai posti proibiti
fino al cuore del mondo
come due innamorati
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno
nient'altro
che "una storia d'amore"

io ti curerò
perchè tu c'hai bisogno di ridere di gusto
e ti ringrazierò
quando usciremo presto
da un locale "giusto"
guarderò da giù
il grattacielo dei tuoi tacchi mozzafiato
e ti domanderai
se anche stavolta sono io quello sbagliato
e faremo l'amore
dentro ad un temporale
tra le luci del centro
tra le statue di sale
con il cuore impazzito
come due innamorati
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno nient'altro
che "una storia d'amore"

venerdì 8 febbraio 2008

le mie poesie



la memoria –senza possesso- cancella (non salverò niente)

sia questo il mondo. le cose attorno. da adesso.

il mondo da quando lo scelgo (e sento)

in assunzione. adesso.

col tuo pendaglio il tempo –misurando-. dal tuo pendaglio. il tempo adesso.

da te inclinata: tutte le mie vertebre –(sassi di fiume) alla tua attesa-

da te –pendendo- dopo che mi avrai sorbita. ad angolo aperto.

l’imbuto di tutta la vita.

l’attesa (conscia così) sarà adesso.

[senza un dannato possesso?]

i tuoi cortei di sassi di fiume –in fila-

il mio pendaglio.

mercoledì 6 febbraio 2008

SETA

“…Mio signore amato non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà. Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti, non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati, ti prego, non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati, sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere, mi piace vederle sulla tua pelle, così, ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui, nessuno ci può vedere e io sono vicina a te, accarezzati, signore amato mio, accarezza il tuo sesso, ti prego, piano, è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere, a me piace guardarla e guardarti, signore amato mio, non aprire gli occhi, non ancora, non devi aver paura, son vicina a te, mi senti? È la seta del mio vestito, non aprire gli occhi e avrai la mia pelle, avrai le mie labbra, quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mie labbra, tu non saprai dove, a un certo punto sentirai il calore delle mie labbra, addosso, non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli, sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso, forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia, sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro, o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù, e le schiuderò scendendo a poco a poco, lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua, la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano, uno dentro l’altra, sul tuo sesso, finchè alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio, morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio, e con il cuore tra le mie labbra tu sarai mio, per sempre, se non mi credi apri gli occhi signore amato mio e guardami, sono io, chi potrà mai cancellare questo istante che accade, e questo mio corpo senza più seta, le tue mani che lo toccano, i tuoi occhi che lo guardano, le tue dita nel mio sesso, la tua lingua sulle mie labbra, tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi, mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano, chi potrà cancellare questo, tu dentro di me a muoverti adagio, le tue mani sul mio volto, le tue dita sulla mia bocca, il piacere dei tuoi occhi, la tua voce, ti muovi adagio, ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce, il mio corpo sul tuo, la tua schiena che mi solleva, le tue braccia che non mi lasciano andare, i colpi dentro di me, è violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei, vogliono sapere fino a dove farmi male, fino a dove vuoi, signore amato mio, non c’è fine, non finirà, lo vedi? Nessuno potrà cancellare questo istante che accade, per sempre getterai le testa all’indietro, gridando, per sempre chiuderò gli occhi staccando le lacrime dalle mie ciglia, la mia voce dentro la tua, la tua violenza a tenermi stretta, non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere, doveva essere questo istante, e questio istante è, credimi, quest’istante sarà, da adesso in poi, sarà, fino alla fine... “

Alessandro Baricco.