martedì 29 gennaio 2008

Caffè nero bollente



questa canzone della Mannoia è una vera e propria FIGATA!!!!
probabilmente la conoscerete già, è famosissima... ed io mi chiedo perchè non l'avevo scovata prima! basta, ora mi è presa la fissa! che FIGATA!



CAFFE' NERO BOLLENTE


Ammazzo il tempo bevendo
caffe' nero bollente
in questo nido scaldato
gia' dal sole paziente
ma tu che smetti alle tre
poi torni a casa da me
tu che non senti piu' niente
mi avveleni la mente
Un filo azzurro di luce
scappa dalle serrande
e cerco invano qualcosa
da inventare in mutande
un'automobile passa
e una mosca vola bassa
mi ronza gira gira
ma sbaglio la mira
Vorrei cercare qualche cosa
da fare fuori
e camminare senza orgoglio
darsi a un rubacuori
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
la strada conosco
attirarti nel bosco
attirarti nel bosco attirarti
Voci di strada all'orecchio
tutto è poco eccitante
in questo inverno colore
caffe' nero bollente
ammazzo il tempo cosi'
ma scappero' via di qui
da questa casa galera
che mi fa prigioniera
Con gli occhi chiusi
a mille miglia per conto mio
odio la sveglia che mi sveglia
oh mio Dio
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
da sola sul letto
mi abbraccio mi cucco
malinconico digiuno
senza nessuno
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno
delle tue mani mi basto sola
E ammazzo il tempo bevendo
caffe' nero bollente
in questo nido scaldato
ormai da un sole paziente
che brucia dentro di me
che è forte come il caffe'
un pomeriggio cosi'
oh no non voglio star qui
E poi mi fermo
per guardarmi un istante
le smagliature della vita
sono tante
Un ballo in cucina
e sono ancora bambina
un pranzo da sposa
e buttero' giu' qualcosa
e questa voglia che non passa
mentre dentro bussa
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te

lunedì 28 gennaio 2008

Anne Sexton



ho appena terminato di leggere "poesie d'amore" di anne sexton e l'ho trovato splendido. corrisponde al mio gusto, al mio sentire, in maniera talmente perfetta... splendida anne! attrice di sè stessa, amava definirsi, una matassa di contraddizioni quasi infantili. frivola e complessa. mi ha stregata con quelle sue confessioni al contempo lucide e trasognate.
che dirvi, ancora una volta, se non: leggete!


LA BALLATA DELLA MASTURBATRICE SOLITARIA

La fine della tresca è sempre morte.

Lei è la mia bottega. Viscido occhio,
sfuggito alla tribù di me stessa
l?
ansimo non ti ritrova. Fo orrore

a chi mi sta a guardare. Che banchetto!

Di notte, da sola, mi sposo col letto.


Dito dopo dito, eccola, è mia.
E' il mio rendez-vu.
Non è lontana.
La batacchio come una campana.
Mi chino
Nel boudoir dove eri solito montarla.
M'hai preso a nolo sul fiorito copriletto.

Di notte, da sola, mi sposo col letto.


Metti ad esempio, stanotte, amor mio,

che ogni coppia s'accoppia

rivoltolandosi, di sopra, di sotto,

in ginocchio s'affronta spingendo

su spugna e piume l'abbondante duetto.
Di notte, da sola, mi sposo col letto.


Così evado dal corpo, un miracolo irritante.
Come posso
mettere in mostra il mercato dei sogni?
Son sparpagliata. Mi crocefiggo.

Mia piccola prugna è quel che m'hai detto.

Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Poi venne lei, la rivale occhi neri.

Signora dell'acqua si staglia sulla spiaggia,
con un pianoforte in punta di dita,
parole flautate e pudore su labbra.
Mentre io, gambe a X, sembro lo scopetto.

Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Lei ti prese come una donna prende

Un vestito a saldo dall'attaccapanni,
e io mi spezzai come si spezza un sasso.

Ti rendo i libri e la roba da pesca.
Ti sei sposato, il giornale l'ha detto.

Di notte, da sola, mi sposo col letto.


Ragazzi e ragazze son tutt'uno stanotte.

Sbottonan camicette, calano cerniere,

si levan le scarpe, spengono la luce.

Le creature raggianti sono piene di bugie.

Si mangiano a vicenda. Che gran banchetto!

Di notte, da sola, mi sposo col letto


AL MIO AMANTE CHE TORNA DA SUA MOGLIE

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera - per il richiamo -

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

mercoledì 23 gennaio 2008

le mie poesie



è altro da questa parola che si finge

-improbabile prospettiva-

al solo parlare di distanza torna alla mente ( tutto )

io che finemente ti sguscio

-trama di salice e gelsomino- ( ti sguscio )

da ogni criterio

la mia perfetta ciclicità lunare

-identico pallore di pelle-

lo sciogliere e dissolvere

( anche il tuo adorabile pudore )

in biascichii ( comunque sospesi )

sorpresi ad un passo da tutto

è altro da questa parola che si finge

-allusione perpetua-

ma raccolta e densa passo

la lama sulle labbra –oppure al fondo?- ( e si colora )

il mio è un rosso consapevole ( e incosciente )

e mi rimango io soltanto -e mollemente-

mi resto arenata addosso

con le mani

con le mani imbrattate

del mio umido stupore –incredula al candore-

( ma per quanto altro tempo ancora

volevano farmi credere

che le bambine

vivessero tra nervature d’una fiaba? )

trovati un tempo per pregarmi

tendini e vene

e l’insidia mia prima d’alveo ( e feccia )

trovati un tempo per pregarmi

-trama di salice e gelsomino- ( fin dove viene lo sguardo )

chiedimi altro

prendi –goccia a goccia- finché non sarò prosciugata

trovami e prendimi

( in silenzio ) -che comprenderò comunque-

zitto! perché io mi spendo così

dove qualcosa trema breve

e fammi di neve ( muto e lascialo scritto in rosso

al crollo dei miei inguini –d’ombra calda-)

–il mio attimo- scolpita eterea di ghiaccio

trovati un tempo per illudermi d’altro

-d’altra cosa finemente-

come lo specchio opaco dei tuoi umori

un tempo per illudermi d’altro

qui che tesso e sfascio ( origami )

ma con le mani

imbrattate d’ipnotici amplessi

la mia ferita in ogni mia ( paradossale )

fuoriuscita

e una cancrena di nervi

e lo spazio

ti vorrei fermo –immobile- essenziale

alla mia acqua di stagno

e la mia figura che verte al sogno

immagine statica e lieve

sulla punta delle tue dita –vorrei-

vorrei trovarmi

trovarmi e leggermi –trovati- ( onirici germi )

trovati un tempo per maledirmi.

giovedì 17 gennaio 2008

Tiziana Cera Rosco


a chi mi conosce, di certo avrò già parlato di Tiziana. avrei volentieri postato tutte le sue poesie, ma, alla fine ho pensato che forse non era il caso... ed ho optato per questa qui, soltanto! la prima volta che lessi Tiziana, di poesia non sapevo proprio nulla, e trovarmi di fronte a testi del genere mi aprì un mondo intero: "Ma veramente si può scrivere questo? di tutto questo??". Ed è stata un po' una scintilla... un amore a prima vista, per me!!!

Non voglio aggiungere altro, ma leggetela e ditemi: non ci sentite dentro tutto... tutto il corpo, tutto il sangue? tutte quelle cose che si muovono lì, a fior di pelle e nel fondo?



ho seccato insetti per ore

Ho seccato insetti per ore.
Stavo capovolta nelle gambe
la testa sterminata tra le chele.
Tesa
ed inarcata ad arte
a farmi manipolo di costole
col sesso inceppato
come ti piace.
Erano le tue articolazioni
a sorreggere gli strati midollari
questi seni pronti a spremitura
per colare il tuo veleno.
Eppure non assaggerai del lichene
neanche sotto questo buio
- la crisalide filata con quell’inguine
aveva ali monche
ed era cieca
la vedi tu qui ora
insecchita al mio pendaglio?
Non si è mossa mentre la impalavo –
Tornerò arsa eretta
dopo averti piegato e piagato.
Te lo infliggerò sul corpo
che tu non mi contieni
mentre ti massaggio il torso coi miei umori.
Saremo due grotte semiaperte
del rosario garni azzimi
maltrattati
senza salmo.

mercoledì 9 gennaio 2008

le mie poesie

sarò egocentrica, ma sono in un periodo produttivo, poeticamente parlando, e scrivo e leggo tantissimo. questa è l'ultima cosa che ho scritto. cercando, provando... senza riuscirci poi tanto... a fare quel passo in più, per smettere di guardare le cose dal mio ombelico. per smettere di scavare in me stessa mestando e rimestando lo stesso dolore, le stesse assenze...
ho provato ha guardare fuori, a farmi parte e non fulcro, come sempre...



come se. se cadendo. cadendo qui.

oppure altrove. come se.

se cadendo ovunque.

ovunque fosse morta.

fosse morta lasciandoci. qui.

a germinarle ovunque.

in ogni piega. -tra ogni piega della sua carne- morta.

come se. se cadendo. ci avesse prima.

prima. in grembo.

morendo. morendo ovunque. aperta. penso.

aperta.

da un getto del grembo. ci avesse offerto.

si fosse offerta. in morte a questo.

l’impatto e il getto.

morendo ovunque. o fosse morta. e per questo.

aprendo le braccia al nulla. e le gambe.

aprendo le gambe a questo.

nel gesto. morendo. con le gambe aperte al getto.

é questo. dalla sua schiuma.

di donna. certo.

dal suo odore velato.

dal fondo d’un fiore.

ch’è insanata. -insanabile ferita-

ascolta. che resta. che resta attorno e ovunque.

questo.

sulla carne distesa. offesa.

sulla sua pelle.

ascolta.

che non è tempo questo. non è tempo o spazio o dove.

qui dove ti prendi. raccogli e perdi.

sali e scendi. senti.

sensi.

solo sulla sua pelle ascolta

attorno. senza tempo. -o spazio-

attorno.

questo crescere e ancora. e ancora nascere.

e morirle addosso.

e morirci addosso. addosso. –irrimediabile-

dove portiamo la vita. addosso. sulla carne.

tra la carne e in questa mia ferita.

sulla sua pelle. la nostra pelle addosso.

a cercare. cercarle il seno.

il senso perduto.

i suoi orfani. piccoli vermi.

sabato 5 gennaio 2008

le mie poesie... senz'altro da dire!


l’ipotetico vertice. o vortice. si dice. ma ci si dice al bordo.

al bordo oppure. oppure lì. sulla punta delle dita.

-dove si rimane intrisi del mio umido stupore-

sulla punta delle dita. immobile e ferma resto. (resto lì)

sulla punta delle dita ed è l’ipotetico vertice in crollo. è lì. sulle sue dita.

il tracollo della mia e sua presenza. non senza saperlo. (certo)

l’inevitabile che frana. ed io. immobile.

-ma non si muore di queste cose-

non era la prima volta. era solo una giostra coi cavalli.

una di quelle che stavano al parco.

poi. poi comunque torno. torno.

con tutta la mia natura di risacca a cercare le cose (tutte le cose)

dietro le tele opaline d’uno sguardo.

torno a casa. -dove si torna per morire- (dicono)

dove si torna ogni giorno.–in parte-

dove. dove ogni giorno si torna a morire. torno sempre.

torno ad ascoltare e pendere piano. tesa.

–con tutto il mio arco dorsale-

a intenderti la sfumatura del tono. e sono lì. quando ci leggiamo.

sui morsi delle labbra. per intuirci. a domandarci quanto.

quanto ancora si possa vivere. inerti al bordo. a quel passo da.

dal rovinoso immenso.

menti anche se mi scopri nel midollo. si tratta di polpa. di polpa e sangue.

bambino esangue che. strisci i piedi a terra. e. e per poco.

per poco mi guardi le gambe. non ho riserve.

mille precipizi. e una ferita fonda. d’abisso.

un attimo. ci serve un attimo. e una splendida catastrofe.

per sopravvivere oltretempo. racchiusi. infusi. nell’impronta d’un istante.

perché il solco porti. al ventre di queste notti. gravide.

perché non resti indifferente. il mondo e tutto il nostro infinito vuoto. di crisalidi all’alba del volersi.

-per morirsi in bilico addosso con tutti i viceversa delle cose-

fino a dove poi. poi non mi vedi più.

scrivimi addosso in rosso tutta la. la nostra fine. che almeno resti questo.

di mille sfumature. mille gesti e meste mezze misure.

dell’inebriante dubbio tremulo che. che mi posi sulle sponde.

che restino i tratti smorti dei tuoi occhi. al ritornare tuo. delle tue onde.

che. che comunque sia o saremo. le cose ci guardano attorno senza.

senza il bilico nostro addosso. con il loro mobile esistere. amando e vibrando.

di condizionali e verbi. su tutti i nostri versi e i viceversa densi.

protese. senza preghiere. presenze. sensi.

Alda Merini


poesia, infondo è questo.... questo delirio perenne dell'anima... aggrappata a poco o niente. procedendo dall'ignoto verso l'ignoto. in genere non mi permetto di fare una critica agli autori che posto, ma, con la merini è diverso.
era un anno che non la prendevo in mano e poi, questa notte, l'ho riletta tutta e tutta d'un fiato!
236 pagine... il lucido racconto di un dolore, di un sentirsi diversa e impotente, spesso e, a volte superiore. mi sono letta lì, come in uno specchio. un riflesso lucido, spesso, senza volerlo, espresso con i miei stessi termini. immagini trasognate, oniriche, ma schiette e spietate.
la sua follia è il mio bilico. il mio essere ad un passo, sempre ad un passo, da lasciare sciviolare tutto. un bilico del tutto femminile, leggibile solo e soltanto con una chiave di donna, a mio parere.
un perfetto traslucido femminile.
leggete e ammirate:

il testamento

Se mai io scomparissi
presa da morte snella
costruite per me
il più completo canto della pace!

Chè, nel mondo, non seppi
ritrovarmi con lei, serena, un giorno.

Io non fui originata
ma balzai prepotente
dalletrame del buio
per allacciarmi ad ogni confusione

Se mai io scomparissi
non lasciatemi sola;
blanditemi come folle!



Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero, dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.



Gli inguini sono la forza dell'anima,
tacita, oscura,
un germoglio di foglie
da cui esce il seme del vivere.
Gli inguini sono tormento,
sono poesia e paranoia,
delirio di uomini.
Perdersi nella giungla dei sensi,
asfaltare l'anima di veleno,
ma dagli inguini può germogliare Dio
e sant'Agostino e Abelardo,
allora il miscuglio delle voci
scenderà fino alle nostre carni
a strapparci il gemito oscuro delle nascite ultraterrestri.



Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando m'imprigionerai?
Anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?



Ascolta, il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
è fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.

mercoledì 2 gennaio 2008

sanguineti

ed ora, dato che s'era parlato di sanguineti, dato che, da pochi giorni, ho finito di leggere la raccolta delle sue poesie... ho deciso di postare 3 delle sue poesie. sono molte di più quelle che mi hanno colpita, ma mica potevo postarle tutte!

ho trovato sanguineti un autore del tutto singolare. unico direi. chiaramente la scrittura femminile, spesso, mi appartiene molto di più. ma sanguineti riesce ad andare oltre. riesce ad essere universale.

chiaramente dovrei fare una lettura molto più approfondita per permettermi di commentare un autore del genere!
spero vi piaccia!




l'imperativo categorico dice:
mangiare, bere, e, soprattutto, fottere:
(fottere il più possibile, per certo): (e al meglio, se ci riesci, se ci puoi):
(io ci ho speso una vita, a farti questo: (e adesso me lo so, l'ho spesa bene):
dilettissima complice, mia sposa: sono un gatto lupesco, e laido, e lieto.



ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda,
che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi,
i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte,
con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo,
se ti prendo, con i miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti aspiro, ti
(respiro,
con le tue nebbie e trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita
che ti amano, che ti arano, con la mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora,
mia vita, mio avaro amore amaro:
io sono qui così, la zampa del mio uccello, di
(quello
che ti gode e ti vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la pupilla che ti vibra
e ti brilla, che ti tintinna e titilla: sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che
ti pungo, mio fungo, io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io,
passero e pettirosso del tuo fosso: io la piuma, io l'osso, che ti scrivo: io, che ti
(vivo:


esiste il vuoto tempo dell'attesa, esistono irrazionali
meteore e, ad occhi aperti, ciechi nomadismi:
esiste
(in forma informe di ballata) la vuota attesa del vuoto (le nobili
attenzioni, la profonda pietà cristiana, i misteri dell'anima,
la luce...)
esistono gli "stati di necessità", esistono i governi
di (centro-)destra
oh, al confine con la mia catastrofe, esisti, catastrofico
sguardo d'amore, sempre
(...ma resiste,
figlio, inamabile e vero, il duro tempo della nostra storia).