giovedì 27 dicembre 2007

Tanto per ciarlare...

L'ho trovato! è lui! ANGE ou DéMON.....
ora vi spiego... oggi pomeriggio ero a zonzo per vicenza... su e giù per il corso...
in genere non lo faccio mai, ma ogni tanto vengo impossessata da qualche eccesso di frivolezza... dunque, sono entrarta in una profumeria, dato che, fino a prova contraria, sono una donna.
E a quel punto, maledicetemi se volete, l'ho visto lì... era lì... con la sua boccetta dal design intrigante e poi quel nome... quel nome così sfacciatamente BAUDELERIANO!
non faccio mai di queste cose, ma con il gruzzolo natalizio in tasca... basta mi si evochi Baudelaire e.......compro!
lo so, lo so... è stato così orrendamente consumistico da parte mia... ma l'ho visto e nella mia testa ho sentito:

"ARCANGELO O SIRENA, DA SATANA O DA DIO ,
CHE IMPORTA, SE TU, O FATA DAGLI OCCHI DI VELLUTO,
LUCE, PROFUMO, MUSICA, UNICO BENE MIO,
RENDI PIU' DOLCE IL MONDO, MENO TRISTE IL MINUTO?"

perdonate questo mio folle gesto!!! ;))))))
Besos!!!

mercoledì 26 dicembre 2007

le mie poesie


questa è la mia ultima poesia. il frutto di svariate notti insonni. è nata da un immagine che mi tartassava la mente. e, per quanto mi riguarda, credo di essere riuscita a ricrearla in questo testo. un immagine che mi ha dato da pensare, condita poi con i diversi figli della mia paranoia... ad esempio i mille secoli di silenzio e quelle classiche scarpette rosse, a cui non sono ancora riuscita ad attribuire un vero e proprio significato.
mi dite di essere in molti a passare per questo mio blog, ma siete in pochi a commentare. non abbiate paura! mica vi mangio se mi dite che ne pensate! lasciatemi qualche segno di vita, di tanto in tanto! BUONA LETTURA!







piansi. quando intesi.

ho inteso. mi stai chiamando.

chiami. me.

da quei tuoi luoghi. lontani. mi chiami. mentre non sei qui. mentre.

noi. noi siamo. ed io.

io fuori dalla porta.

metto le scarpette quelle notti. quelle notti.

ed un vestito rosso. per quelle notti.

mentre siedo ad aspettare alla tua soglia. ad aspettare.

mille secoli ancora. silenzio.

-non ti hanno insegnato a raccontare le bugie alle bambine?-

ma cammino ora mai. cammino. sul tuo tetto. quelle notti.

sul tuo tetto. sulle mie gambe. sulle mie gambe bianchissime.

e le scarpette in una mano. scalza sul tuo tetto.

le scarpette (quelle rosse) in una mano e il mio vestito.

rosso. addosso.

sarà che non confessi. e non cessi. di celare.

ma non sconfessi se oso.

quel tuo denso abuso. di tutto il bianco. il bianco dell’anima. la mia.

dispersa. in coriandoli. presa e persa. pensa poi.

che taci. taci le tue iridi. taci ma vedi. e mi vedi e preghi.

spesso. taci. ma taci e non neghi. e vedi e preghi.

ma io piansi. sul tuo tetto. sentendoti chiamare.

aprire le finestre. quel mattino. piansi.

e mi chiami e mi chiamavi. mi chiamasti per nome.

quel mattino che quasi. quasi albeggiava.

che sono cose. sono cose mie. è questo. che ci si chiede spesso.

se sia vuoto o sia nulla. se sia.

sia poi qualcosa.

se distinguessi se potessi.

se ti leggessi ancora la mia sagoma negli occhi.

se sapessi distinguermi i pezzi.

i pezzi e i precipizi della pelle. se.

sullo stacco dei miei fianchi morissi.

-se tu morissi al distacco?-

è che non ci hanno mai raccontato sul serio.

sul serio come vanno queste cose.

sarà poi. poi. che. che tendiamo i nostri fili.

e le nostre fibre di pelle.

oltre. oltre i vetri ed i cristralli. oltre.

oltre le nostre brevi distanze.

-come fanno tutti-

e crediamo e cediamo. nelle nostre stanze.

chiusi in quelle stanze.

-come tutti-

segna. segna a penna rossa. rossa.

sul mio ventre bianco una traccia. che rimanga. -come sempre-

e bacia la goccia prima che l’ileo. l’ileo. lungo la sua scia.

lungo la scia l’inghiotta.

provarono a darci dei nomi. dei luoghi.

ma non si spiega poi come si finisca. si finisca.

perché poi si finisce con poche tracce lasciate. a penna rossa.

-a penna rossa sui fianchi delle bambine-

come poi si finisca a morire –e morirne-

a finire lontano o lontanamente.

mentre non cessa non cessa il mondo.

attorno e tutta questa gente che mi vede a danzare di notte.

di notte sul tuo tetto.

e tutta questa gente che non crede e guarda e chiede.

ai suoi occhi. chiede.

come si possa danzare sui tetti mille secoli.

per mille secoli danzare sui tetti. vestiti di rosso. sui tetti.

ma lo sappiamo bene perché lo sanno loro che.

lo sanno che il tempo divide. e vede.

aggiungendo patine agli occhi nostri. ribelli al gergo comune.

quel gergo che i fatti.

che i fatti li chiama per nome.

ma non ci hanno mai spiegato veramente come vanno queste cose.

perché al mondo non piace che accada.

che cada il mondo ai nostri piedi.

provarono a darci un nome.

ma io cominciai a ballare sul tuo tetto.

sul tuo tetto con le mie. le mie scarpette rosse.

e il mio vestito di seta soltanto. di seta rossa.

e ti rubai i fiori dal giardino.

in un plenilunio. e ti rubai i gelsomini e la mandragora.

che cresceva.

cresceva al patibolo dei nostri deliri.

per morirne al grido. ma per poco. ma senza. senza riuscirvi.

te ne privai per averti poi. poi steso ai piedi.

ai piedi che mi pregavi. mi pregavi di rendertela.

ma senza convinzione.

ma piansi. piansi poi. quella notte.

quella notte che quasi albeggiava.

quando compresi. intesi che mi chiamavi.

dalle tue finestre aperte. ma non scesi dal tuo tetto.

per entrare. per entrare come un gatto o per farti entrare.

-per farti entrare se preferisci-

si fermò al margine. al bordo. delle mie labbra. al crollo.

al crollo. sta inciso al mio bilico.

all’intimo del mio bilico il tuo nome.

in penna rossa. rossa e lungo. lì. lungo l’ileo. inciso e fermo.

ma non mossi un labbro quella notte. che ballavo.

che ballavo sul tuo tetto.

quando avremmo potuto dirci tutto.

ma si dice. si dice che sia tardi. quando ora mai tu mi piangi.

ed io piango sul tuo tetto e non rimpiango.

la tua mano al bilico. –sfumo-

il profumo e l’opacità del fumo.

–posso solo immaginare come sarà o sarebbe stato-

in questa stasi come tante. di non essere ed essere in attesa.

piangendoci e distinguendoci come disperate sagome.

sagome d’etere.

in questo silenzio che ci parla del fondo e del rovescio dei

nostri corpi.

dei nostri corpi e le nostre viscere schiuse al morso.

e l’inverso d’ogni cosa. d’ogni cosa.

ed il rovescio. il rovescio d’ogni lacrima.

l’indistinto disperso. chiaro e denso.

tutto quello che fingiamo.

e.

tutto quello che fingiamo di dire e dimenticare.

per non morirne.

per non morirne

o non morire.



giovedì 20 dicembre 2007

DELL'AMORE E DI ALTRI DEMONI




















ieri, invece di studiare matematica, come avrei dovuto fare, ho aperto il mio diario scolastico dello scorso anno... tra le infinite citazioni di infiniti autori, tra le infinite poesie, i testi di canzoni, una ciocca dei capelli di Tommaso e le infinite cazzate scritte dai vicini di banco... ho scovato delle parole che avevo completamente dimenticato e che mi hanno sorpresa come la prima volta che le lessi. forse ora le sento in maniera differente. forse non così forte (forse, purtroppo), ma ho deciso di postarle. sono tratte dal romanzo "dell'amore e di altri demoni" di G.G.Marquez...un romanzo straordinario. leggetelo, se vi capita!




"Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. "è vero" le rispose lui "ma farai bene a non crederci"."

"e senza lasciare tempo al panico si liberò della materia torbida che gli impediva di vivere. le confessò che non passava un istante senza pensare a lei, che tutto quanto mangiava o beveva aveva il sapore di lei, che la vita era lei a ogni ora e ovunque, come solo Dio aveva diritto di esserlo e che il godimento supremo del suo cuore sarebbe stato morire con lei."

"nelle pause dell'amore si scambiavano prove eccessive. lui le disse che sarebbe stato capace di qualsiasi cosa per lei. sierva maria gli chiese con una crudeltà infantile che mangiasse uno scarafaggio per lei. lui lo acchiappò prima che lei potesse impedirglielo, e se lo mangiò vivo. durante altre sfide dementi lui le domandò se si sarebbe tagliata la treccia per lui e lei disse di sì, ma lo avvisò per scherzo o sul serio che in tal caso avrebbe dovuto sposarla per rispettare la condizione del voto. lui portò nella cella un coltello da cucina e le disse: "vediamo se è vero". lei gli volse la schiena affinchè lui potesse tagliargliela alla radice. lo incitò: "coraggio". non ne ebbe il coraggio. qualche giorno dopo lei gli domandò se si sarebbe lasciato sgozzare come un capretto. lui disse di sì con fermezza. lei prese il coltello e si dispose a fare la prova. lui sobbalzò di terrore col brivido finale. "tu no" disse: "tu no". lei morta dal ridere volle sapere perchè e lui le disse la verità: "perchè tu sì che ne saresti capace"."

"infine alle vostre mani sono venuto, dove so che mi toccherà morire"

e, in fine, voglio postare la mia preferita, la frase che, posso dire, ha rappresentato due anni della mia vita:
"quando indugio a contemplare il mio stato e a guardar la strada lungo cui mi hai condotto. IO FINIRO' PER ABBANDONARMI A CHI SAPRA' PRENDERMI E FINIRMI"

venerdì 14 dicembre 2007

A VOLTE, IO...


QUESTE DUE IMMAGINI MI HANNO MOLTO COLPITA... non so voi... ma a me capita di sentirmi proprio così, a volte...

giovedì 13 dicembre 2007

le mie canzoni...

voglio postare i testi delle tre canzoni che, in questo periodo, non riesco a smettere di ascoltare. ovviamente, le prime due, sono di Guccini, la terza è di Vecchioni, rivisitata da Guccini. sono testi di una poesia straordinaria, a mio parere...
dopo averli ascoltati mille volte, ancora mi emozionano. spero che, leggendo i testi, vi venga voglia di ascoltare le canzoni, se già non l'avete fatto.

VORREI
Vorrei conoscer l' odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell' aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d' un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l' universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell' Appennino dove risuona
fra gli alberi un' usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

FAREWELL
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d' avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...




LUCI A SAN SIRO (l'originale è di vecchioni)
Hanno ragione, hanno ragione
mi han detto:"E' vecchio tutto quello che lei fa,
parli di sesso, prostituzione,
di questo han voglia se non l'ha capito già"
E che gli dico:"Guardi non posso, io quando ho
amato
ho amato dentro gli occhi suoi,
magari anche fra le sue gambe
ma ho sempre pianto per la sua felicità"
Luci a San Siro di quella sera
che c'è di strano siamo stati tutti là,
ricordi il gioco dentro la nebbia?
Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là.
Ma stai barando, tu stai gridando,
così non vale, è troppo facile così
trovarti amarti giocare il tempo
sull'erba morta con il freddo che fa qui

Ma il tempo emigra mi han messo in mezzo
non son capace più di dire un solo no
Ti vedo e a volte ti vorrei dire
ma questa gente intorno a noi che cosa fa?
Fa la mia vita, fa la tua vita
tanto doveva prima o poi finire lì
ridevi e forse avevi un fiore
ti ho capita, non mi hai capito mai

Scrivi vecchioni, scrivi canzoni
che più ne scrivi più sei bravo e fai danè
tanto che importa a chi le ascolta
se lei c'è stata o non c'è stata e lei chi è?
Fatti pagare, fatti valere
più abbassi il capo più ti dicono di si
e se hai le mani sporche che importa

tienile chiuse e nessuno lo saprà

Milano mia portami via, fa tanto freddo,
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po' di soldi quel po' di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent'anni e una ragazza che tu sai
Milano scusa stavo scherzando,
luci a San Siro non ne accenderanno più.

lunedì 10 dicembre 2007

le mie poesie


Questa che ho deciso di postare è una delle mie ultime poesie, che, in fin dei conti, sono le parole più sincere che mi riesca di esternare. Nulla di straordinario, ma, di certo, la cosa migliore che sia riuscita a produrre in un anno di tentativi, con, alle spalle, ovviamente, il nostro mitico Gugly, al quale, più di un anno fa, è capitata l'enorme disgrazia di avermi come alunna... e ora chi mi stacca più? Con uno speciale grazie al Prof, ho deciso di farvela leggere. Ditemi che ne pensate!

è come essere qui

a intervalli irregolari

suppongo

sarà il tempo buono

dato a scaglie

particole

temo

essere adesso

in punta di piedi

su condizionali

certi

smarrisco se penso

denso

sputo

di non vite

estensioni di gomma

non c’è amore nell’ossessione

paura

di legare la mano al fianco

se spalanco il sogno

non c’ è salvezza

se pretendo temendo

se soltanto potessi

guardare

senza invocare sguardo

senza aspettare che le cose

poi

tornino a casa

sarà ragionevole

il mite

sepolcro d’ un pensiero

del suo sapore

odore umido

calore

ma se citasse

a tratti rossi versi

lungo l’ileo

sul contemplato

bilico dell’ inguine

in gocce

striscianti

spalancherei ogni ferita

- anche la più scontata -

non si chiede perché

non ai poeti

è come essere qui

e morire

a intervalli irregolari

ésprit de finesse






venerdì 7 dicembre 2007

stefano guglielmin... L'AGGUATO


ebbene sì, signore e signori... alcuni di voi, forse, già lo sanno: quel figo della foto è il nostro Gugly! chi l'avrebbe mai detto? eppure è proprio così, qui fotografato, suppongo, negli anni delle sue FASCINOSE ESTROVERSIONI. Lui non credo proprio vorrebbe che postassi questa sua poesia (tanto meno la foto), ma non me ne frega niente, detta schietta, perchè a me è piaciuta ed il blog è mio... e ogn'uno si deve assumere la responsabilità di quello che scrive! per ciò... ecco a voi l'agguato: limpido estratto dei suoi 24 anni, quando era fresco, fresco di laurea in filosofia e si divertiva a leggere i tarocchi ai "due mori" per rubare il cuore a giovani pulzelle! :-)


L'agguato




Invece si arrotola

la strada, in punta di lingua

gettando il nero invece

o parlando di sé.


Ma non basta passare o toccarsi

o venire

o niente di questa meraviglia attorno

e cercarsi nelle linee, nei libri, non basta

guardare per essere guardati

o morire invece

i ponti lussuria crepitano nei camini

come foglie secche.







da Fascinose estroversioni, Quaderni di poesia, Gruppo Fara. Bergamo, 1985
1981 - 1984

PERCHE' MI DICHIARO FEMMINISTA :-))))

allora, gente... dato che si parlava di femminilità, no...
è ora mai noto alla popolazione scledense che piazza Falcone e Borsellino, non è rimasto più nessuno che la chiami col suo nome! o almeno... io non ho più sentito nessuno!
tutti a chiamarla piazza della...........lo scrivo?
piazza della figa!
colpa di questa scultura del buon vecchio Scapin! ma come dare torto alla gente? dopotutto l'allusione non è certo oscura! io ho pure visto ragazzi passarci nel mezzo dichiarando che portasse fortuna! e sono giunta, così, ad una conclusione:
senza quella, ragazzi miei, cari esemplari di sesso maschile, sareste perduti! è la porta della luce, appunto. non c'è niente da fare! e non avete nulla per obbiettare, suvvia, lo sapete!
se piazzassero un enorme protuberanza nella povera piazza Falcone e Borsellino credete che qualche donna si metterebbe lì ad accarezzarla? io no!!!
per questo noi donne siamo il sesso dominante: noi possiamo fare a meno di voi, voi non potete fare a meno di noi! basta mettersi in piazza Falcone e Borsellino con una telecamera per dimostrarlo!

giovedì 6 dicembre 2007

OCEANO MARE

Se c'è qualcosa che voglio assolutamente condividere, se c'è qualcosa che veramente ha lasciato un segno, un solco dentro di me, è OCEANO MARE.
Romanzo di Alessandro Baricco, edito nel 1993, se non erro. L'ho letto tutto d'un fiato, in pochissimi giorni, è stato come viverci dentro, io ero lì, alla locanda Almayer, tra tutti quei personaggi, malgrado i paradossi della narrazione, così reali. non degli stereotipi, ma delle figure vere, erano così vivi tra quelle pagine. tanto che continuavo a leggere, senza riuscire a smettere, ma avevo paura di finire.
non sono assolutamente in grado di produrre una critica efficace al romanzo, ma ho deciso di postare qui, per voi, alcuni dei pezzetti che più mi hanno colpita:

"posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro una lettera, aperta e senza indirizzo. nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. aperte e senza indirizzo. ha 38 anni, Barteleboom. lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà, un giorno, una donna che da sempre è la sua donna (...)
non ha nomi, non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare e a chi se non a lei? lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle -ti aspettavo.
lei aprirà la scatola e, lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere ad una ad una risalendo un chilometrico filo d'inchiostro blu si perderà negli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. o forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere, sorriderà dicendo a quell'uomo
- tu sei matto.
e per sempre lo amerà."

"così era la locanda Almayer, aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. e la limpidezza delle cose deboli e la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto."

"dove inizia la fine del mare? o addiritura: cosa diciamo quando diciamo mare? diciamo immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa o quell'onda che si schiuma intorno ai piedi? l'acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l'abisso che nessuno può vedere? diciamo tutto in una parola sola o in una parola tutto nascondiamo? sto qui ad un passo dal mare e neanche riesco a capire, lui. dov'è."

"ognuno a modo suo, ma tutti continuerebbero a raccontare di quei due e di un'intera notte passata a restituirsi la vita, l'un l'altra, con le labbra e con le mani, una ragazzina che non ha visto nulla e un uomo che ha visto troppo, uno dentro l'altra -ogni palmo di pelle è un viaggio, di scoperta, di ritorno- nella bocca di Adams a sentire in sapore del mondo, sul seno di Elisewin a dimenticarlo."

"forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano."

"scrivere a qualcuno è l'unico modo di aspettarlo senza farsi del male."

"-ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.
silenzio
-che sia troppo tardi, madame,"

PER FINIRE, LA MIA PREFERITA:

"UNO SI ASPETTA CHE SIANO ALTRE COSE A SALVARE LA GENTE: IL DOVERE, L'ONESTA', ESSERE BUONI, ESSERE GIUSTI. NO. SONO I DESIDERI CHE SALVANO. SONO L'UNICA COSA VERA. TU STAI CON LORO E TI SALVERAI."



ALLORA? CHE NE PENSATE?


INTRODUZIONE


CIAO A TUTTI!
chi mi conosce bene sa già il perchè di questo titolo al mio blog.
il motivo è un mio sogno ricorrente: porto delle bellissime scarpette rosse di vernice, mentre cammino per i corridoi della mia scuola. e tutti, tutti mi guardano! e penso lo sappiate quanto mi piace avere gli occhi addosso!
in questo blog mi piacerebbe, quindi, avere, un po', i vostri occhi addosso, parlare di me, della gente, del mondo... parlare con voi di quello che mi passa per la testa.
purtroppo non posso garantirvi un aggiornamento quotidiano, ma farò del mio meglio perchè questa cosa funzioni!

baci!